ArtRooms
LOGIN / SIGN UP SIGN UP

Accedi ad ArtRooms.it

Nome Utente *
Password *
Ricordami
Accedi tramite i social:
 

Governance culturale: un Sistema al servizio dell’Arte

 

A sentire gli italiani parlare dell’Italia e del management dei beni culturali prevale sempre un gran lamentismo. Oggi vogliamo invece essere meno critici del solito, prendendo come riferimento la Fondazione Palazzo Strozzi, a Firenze, brillante esempio di gestione innovativa di un'istituzione culturale. 

"La sua speciale identità pubblico-privata, espressa a livello di governance dalla composizione del Consiglio di Amministrazione, unita all’indipendenza e autonomia a livello di programmazione, hanno contributo al successo di Palazzo Strozzi, che negli ultimi dieci anni è diventata un punto di riferimento a livello internazionale." Così dichiara Arturo Galansino, da circa due anni direttore generale della Fondazione.

Lo intervistiamo per indagare le dinamiche che pubblico e privato insieme possono mettere in atto in luoghi come quello che ha l'onere e l'onore di gestire.

Galansino è un "intellettuale pratico", una figura che, dopo diverse esperienze estere, ora contribuisce allo sviluppo culturale del nostro paese.

La trasversalità del suo campo d'azione

Quanto e come la figura del Curatore, specie in una città simbolo come Firenze, deve essere capace di comunicare con enti istituzionali, territoriali e internazionali? 

"Mi muovo seguendo il doppio registro della Fondazione. Seppur la parte pubblica sia ormai minoritaria (intorno al 20%), rimane per noi fondamentale e rispecchia la nostra mission. Come testimoniano i nostri annual report, il nostro lavoro ha al contempo un valore culturale e un considerevole impatto economico sull’economia cittadina. Anche se fino a poco tempo fa in Italia poteva sembrare strano a dirsi, Palazzo Strozzi ha dimostrato che con la cultura si mangia."

Alla luce delle fondamentali esperienze coi grandi colossi per cui ha lavorato nel suo recente passato (basti citare  il Musée du Louvre di Parigi, la National Gallery e la Royal Academy of Arts di Londra), vorrei chiederle di tracciare un piccolo bilancio e di aiutarci a capire quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema arte Italia, almeno quelli che lei ha potuto toccare con mano. In altre parole, quali gli aspetti da valorizzare e quali gli ostacoli, le ingessature ancora da superare?

“Il sistema italiano sta mutando in fretta. La recente riforma è stata una piccola rivoluzione nel nostro paese, e credo che la direzione intrapresa sia quella giusta. Ma mentre si cerca di migliorare il sistema si deve anche pensare a cambiare le persone. Manca ancora in Italia una mentalità collettiva volenterosa ed entusiasta nel sostenere la cultura, a tutti i livelli. Questa arriverà per gradi, soprattutto se stimolata dai giusti incentivi fiscali. La partecipazione è molto importante per il sostentamento della cultura.”

Come una mostra portata avanti da una Fondazione quale Strozzi deve saper essere didascalica e al tempo stesso attuale/avanguardista? In altri termini, guardare al passato e mirare al futuro.

"Le nostre cercano sempre di parlare ad un pubblico più vasto possibile, comunicando a tutti i livelli. Le più recenti mostre e la programmazione futura si iscrivono in un contesto di new wave del Contemporaneo che il nostro territorio sta sperimentando. Penso alla mostra dei record  "Ai Wei Wei. Libero", che è stata la mostra d’arte contemporanea più visitata di sempre in Italia, e a "Bill Viola. Rinascimento elettronico” con cui  metteremo in dialogo il mondo della Video Art con i capolavori del Rinascimento. Questi artisti hanno accettato di buon grado una grande sfida: confrontarsi e rendere attuali i nostri spazi quattrocenteschi. 

Se penso alla  prima reazione di Ai Wei Wei all'idea di tenere una personale a Palazzo Strozzi, ricordo senz'altro un grande entusiasmo e al tempo stesso una sana tensione nel trovarsi ad interagire con un luogo così diverso dalle gallerie e dagli spazi espositivi dove è abituato a lavorare. Va detto anche però che il Palazzo presenta tutti i più moderni requisiti tecnici necessari ad allestire esposizioni di rilievo internazionale. La bellezza e la valenza simbolica del sito fanno il resto.

Il contemporaneo ci sta dando molto ma ciò non escluderà un ritorno all'arte antica, che è già in programma con un paio di mostre sensazionali, in linea con la vocazione passata di Strozzi."

I nuovi progetti ad ampio raggio.Le mostre, gli eventi, come coinvolgere un pubblico di addetti e non addetti ai lavori, come superare circoli e nicchie ed abbracciare interlocutori sempre più eterogenei?

“Dalla chiarezza degli allestimenti e degli apparati didattici fino ai programmi didattici di accessibilità, Palazzo Strozzi è un’istituzione inclusiva, aperta a tutti. La prossima mostra "Bill Viola. Rinascimento elettronico” sarà una mostra unica nel suo genere in grado di attrarre l’attenzione di ogni tipo di pubblico. Per la prima volta le opere di uno dei maggiori artisti contemporanei saranno messe in diretta relazione con le opere rinascimentali che le hanno ispirate, con le loro fonti figurative. Questo significa pensare alla nostra città come ad un laboratorio culturale in grado, proprio grazie all’attualità di un grandioso passato, di diventare protagonista del presente e di pensare al futuro.”

Le figure che operano nel back-office delle grandi istituzioni possono davvero favorire condizioni di sviluppo culturale? Galansino ne è concreto esempio e noi, insieme a lui, riconosciamo l'esigenza di costruire  un “sistema” attorno e al servizio dell’arte. Un'officina includente, collettiva e partecipata, che passi anche dal web perchè figlia dei tempi che viviamo.

 

Continua »

Al MANN si Viaggia nel Tempo

Padre e Figlio, una Storia senza tempo.

L’ appassionante viaggio tra passato e presente,  una consegna di testimone, sotto forma di attività ludica.

Se l’innovazione è capacità di esplorare nuovi strumenti, Il MANN ( Museo Archeologico Nazionale di Napoli) ne dà esempio con “Father and Son” , un videogioco gratuito e per tutte le età, che favorisce dunque un’esperienza trasversale ed interattiva con il  Museo.

Realizzato in inglese e italiano, sarà rilasciato gratuitamente, e senza contenuti pubblicitari, a partire da marzo 2017, disponibile per Apple Store e Google Play.

Il MANN con le sue straordinarie opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con la collezione Farnese e quella Egizia, ed i suoi atrii e chiostri destinati al Contemporaneo, avrà un ruolo cruciale nella storia del gioco,  l’architettura del sito diverrà il set ( neanche tanto) virtuale di piccole e grandi storie attraverso il tempo.  

Un gioco narrativo, da un’idea del Prof. Ludovico Solima, ci farà calare nei panni di un giovane che riceve una lettera dal padre archeologo che non ha mai conosciuto. Da qui parte la ricerca, sotto forma di enigmi. Durante l’avventura, progettata dal game producer Fabio Viola e disegnata interamente a mano dall’artista inglese Sean Wenham, il protagonista attraversa  varie epoche storiche, passando dall’Antica Roma, all’Età Borbonica fino ai giorni nostri. A fare da scenario c’è sempre la città di Napoli, che diventa un affascinate terreno di scoperta.

 “Si tratta di un colpo d’ala notevole -commenta il Direttore del Museo  Paolo Giulierini - che ci permette di raggiungere a pieno uno degli obiettivi fondanti del nostro Piano Strategico: la connessione con il pubblico, sia quello che visita il museo sia quello online. Se si pensa che in tutto il mondo si potrà interagire con i contenuti storici del nostro Istituto e della città di Napoli attraverso questo peculiare strumento, che ormai va annoverato tra le nuove forme d’arte, non si può che essere soddisfatti della nostra disseminazione culturale.”

E a proposito di viaggi temporali, fino al 26 Febbraio non perdetevi l’installazione site-specific di Michele Iodice, “Reperti Impossibili”:  il Giardino delle Fontane si è tramutato per l’occasione in una sorta di (perdonerete l'ossimoro) moderno parco giurassico, invaso da animali fuoriusciti dalle trame del tempo, popolato da opere sotto forma di animali in acciaio, alluminio e resine.

Dal sottotitolo “Ooparts”, ( out of place artifacts) , questi reperti “fuori posto” sono la prosecuzione del progetto espositivo presentato a Capri lo scorso luglio al Museo Cerio, sotto la direzione artistica della galleria per le arti contemporanee Intragallery.

 

 

 

 

Continua »

When Art Derails

On Flash Art, in a not so recent Letter to the Director, an unusual yet old and unresolved question comes to light:

“WHO OR WHAT DETERMINES THE LUCK OF AN ARTIST? Is it curators who invite you to their exhibitions, collectors who allow you to survive and introduce you their friends, or is it the art gallery? Is it God himself? ( Alfio Pacifici, Roma)” These questions are what triggered our reflection on today's contemporary art professionals. 

I met Deianira Tolema after first being introduced to her magazine D/railed , a metaphor that represents a train off the tracks of orthodoxy in a timeless dimension where conventions are challenged. D/railed is a young editorial project that revolves around the NYC art scene. "In the United States, where time is money and everyone's status is mostly determined by a combination of managerial and problem solving skills - there’s no productivity without a pragmatically oriented mentality," says Tolema, "I learned that being creative and thinking out of the box is not a flaw, but an activity that can be turned into something profitable, even writing.”

What makes your magazine different from other art publications?

"For D/railed I took inspiration from my favorite American art magazines and Instagram pages such as love.watts. I thought, what if there were no rules, and a high-level art magazine could be academic and provocative at the same time? American editors are certainly bolder than Italian editors, who appear to be more inclined to please their sponsors and the public. My magazine reflects my personality, and my life experiences through the voices of some of the best emerging and established art writers that I've ever met. Furthermore, at D/railed we tend to give more importance to the quality vs quantity of our articles.”

Deianira has an eclectic, charismatic personality. Trained as a writer, she moved from Salerno to Rome when she was barely 18 years old. There she became associated with the Roman art world that she defines as “a Fellinian version of what I would find later in Pennsylvania and New York." She continues to explain, "At the Roman openings and parties I met several famous and less famous Italian and foreign artists, editors, curators, and gallery owners. I started writing critical essays and translations without giving them too much thought, especially considering that my first commissions were mostly free or underpaid jobs. Later on the articles that I published on L'Urlo, Serox Cult, Arte In, Juliet, Art a Part of Culture, and Artribune allowed me to start experimenting with art criticism and journalism. This encouraged me to pursue an art writing career. Today I'm also working as a press agent, and creating public relations campaigns involving elaborate media strategies conceived to promote emerging and more established artists, curators, and galleries. This, of course, involves public relations, press releases, contacts with art magazines, and the help of highly qualified writers and graphic designers. This aspect of my work allows me to explore the world of visual, verbal and advertising communication, while learning and teaching new things and, of course, to make money. Specifically, our services span from writing essays and translations to the promotion of artists and art events, the creation of websites, business cards, and curatorial projects. Besides being an online art magazine, D/railed also functions as a PR agency for contemporary art professionals and a meeting point for artists, writers, and curators on a virtual platform where judgment and competition are replaced by direct engagement in the form of brainstorming and teamwork." 

In 2014 you "discovered America:" can you tell us your first impressions about how the art system works overseas?  

"Well, I certainly noticed some differences concerning the concept of “meritocracy." In the American art system, if you can manage to distinguish yourself by your personality and entrepreneurial spirit you can try to climb the ladder regardless of your social background. In Italy this mechanism is still regulated by power centered dynamics that are very far from the "inclusive policy" of the States." 

 

 

Galleries: a place in extinction or in evolution? The value of the artist's space of representation. And what about art fairs?

"Galleries are certainly in evolution in the States, where online galleries are popping up every day. What you called "the artist's space of representation" as a physical space that too, is headed toward extinction. In America, many artists use social media platforms such as Instagram. They pretty much represent themselves without physically interacting with gallery owners and collectors. They are selling up to 50% of their work by chatting with their followers on IG or Messenger. 

The Italian art fairs are high level well-curated events. They are vaguely conceptual with a social-political after taste (Artissima Torino, for instance). I feel I can say the same about the American art fairs. The only difference between how art fairs are curated in Italy and how they are curated in the U.S. might be the ability of American salesmen to use entertainment to make sales. In New York and Miami there's a festive atmosphere that reflects the sparkling energy of American salesmanship that incites people to buy art. In Italy art fairs always end up smelling like incense and holy water - that is it feels like walking into a church. The same emotional distance can be found in many Italian contemporary art galleries." 

Curators in Italy and the States. Who/what gives them more prestige? The gallery/museum/foundation/artist they work with or their political system of their country/region?

"In Italy, curators, way too often, come from the high spheres or are well-connected upper-class, known in America as socialites. Of course, the curators of commercial exhibitions must have the right collector contacts and press contacts to draw the attention of the media, and to sell the work on display. If you were a collector and you had to choose between a low-class dealer and an upper-class dealer, who would you trust for your acquisitions? In Italy, the curators of museum shows are mostly academics et similia. In the States anyone who has the right idea, at the right time and the right network can curate either a commercial or a museum exhibition. Anywhere, even in NYC. This approach to new ideas is neither superficial nor cheesy. I can assure you that if you have some cards to play – even if you're a nobody, regardless of your origins – they will always give you a shot. You might not get a second opportunity in case of failure, but most of the time one shot is more than enough to prove your value!"

Photo credit and courtesy Kristian Camero

What has become of art criticism at the time of bloggers, opinionists, and social influencers?

"Art criticism is no longer an exclusive prerogative of art historians. It has become more popular. What is the effect of the opening-up of the art world to elements that are external to it? It's a double-edged sword, art criticism has adapted to its readership, however, it might also have lost part of its intrinsic value in the process - while overflowing in the realm of unresolved societal issues thanks to the contributions of relentless bloggers, opinionists, and social influencers." 

 How does it work - to do networking in the contemporary art world? Are there any limits, barriers, circles, inaccessible recesses that are impossible to reach?

"Networking in the art world means to get out there and attend art events, support artists, curators, and writers psychologically as well as financially. There are no limits, besides the lack of verve. It's important to bond with people that you actually have a good relationship with on a personal and professional level, with no secret agenda, so your only goal is to become part of the international art world's extended family. In this regard, "circles and recesses" make me think about the rounds of Dante's Inferno and the different categories of people that we could potentially belong to in the art world. The best strategy to fit in, in my opinion, is the ability to walk through things and people with nonchalance and a certain level of openness towards the other and the new. As we know criticism, not only art criticism, whose ideals of perfection we inherited from Egyptians and Ancient Greeks, is intended to measure reality and is "hard to die.” Those ideals are cornerstones of the social, aesthetic and ethical interactions between humans."

 
Continua »

D/Railed: quando l'Arte supera i binari

Su Flash Art, in una (non tanto) recente Lettera al Direttore, viene sollevata un’annosa e irrisolta questione:

“CHI FA LA FORTUNA DI UN ARTISTA? È veramente il curatore che ti invita alle sue mostre, oppure il collezionista che ti permette di sopravvivere e magari ti sponsorizza tra i suoi amici oppure la galleria d’arte? O forse il Padreterno?

Alfio Pacifici, Roma)”

Questo lo spunto per una riflessione sulle figure che operano attorno al mondo dell’arte.

Incontro Denaira Tolema, dopo essermi imbattuta nella sua rivista il cui nome è tutto un programma: D/railed : metafora di un treno deragliato, idealmente collocato al di sopra delle regole in una dimensione atemporale concepita per sfidare le convenzioni. Un progetto editoriale giovane che può vantare NY come base.

Negli Stati Uniti, dove il tempo è denaro e lo status sociale e i relativi vantaggi economici che ne derivano sono determinati principalmente dalle capacità manageriali e di problem solving di ciascun individuo ( non c'è produttività senza "pragmatism oriented mentality")- racconta la Tolema- ho imparato non solo che essere creativi e pensare out of the box non è un "difetto da correggere", ma che qualunque iniziativa, sia essa di natura intellettuale o meno, si può tradurre in qualcosa di remunerativo (perfino la scrittura!). 

Cosa rende la tua rivista diversa dalle già note testate di arte?

"Per D/railed ho preso ispirazione dai miei magazine d’ arte americani preferiti e da pagine Instagram come quella di love.watts : ho pensato, "E se non ci fossero regole e una rivista di arte di alto livello potesse essere accademica e provocatoria allo stesso tempo"? Gli editori americani osano certamente più degli editori italiani, che tendono a piegarsi alle richieste di pubblico e sponsor: negli States è assolutamente vietato avere peli sulla lingua, quindi la critica dell'arte tende a prendere delle pieghe inconsuete, ma rimane comunque vincolata a determinati standard. La mia rivista riflette per filo e per segno la mia personalità e i miei vissuti attraverso le voci di alcuni dei migliori scrittori di arte sia emergenti che affermati. Una caratteristica "in via di definizione" della mia rivista consiste nell'anteporre la qualità alla quantità (degli articoli)."

Denaira  ha una personalità eclettica ed esplosiva : formatasi come scrittrice, si sposta appena maggiorenne da Salerno a Roma, dove entra in contatto col mondo dell'arte romano : “una versione felliniana di quel che avrei trovato più avanti in Pennsylvania e a New York. Ai party e vernissage romani ho avuto modo di conoscere artisti, editori e curatori italiani e stranieri sia famosi che non e ho cominciato ad occuparmi di testi critici e traduzioni senza dare troppo peso alle collaborazioni a volte gratuite, a volte sottopagate che mi venivano offerte in Italia, poi le prime pubblicazioni su L'Urlo, Serox Cult, Arte In, Juliet, Art a Part of Culture e Artribune , che ho utilizzato per sperimentare il giornalismo e la critica dell'arte. Oggi porto avanti anche campagne PR. Lavorando, fra le altre cose, come press agent, mi capita spesso di creare delle strategie mediatiche su misura, concepite per rispondere alle richieste di artisti, curatori e galleristi sia emergenti che affermati (pubbliche relazioni, comunicati stampa, contatti con riviste di arte) con l'aiuto di scrittori e graphic designer americani altamente selezionati. Questo aspetto del mio lavoro mi permette di esplorare il mondo della comunicazione sia visiva che verbale e pubblicitaria, imparare, insegnare ad altri e, ovviamente, guadagnare. Nello specifico i nostri servizi spaziano dalla scrittura (testi e traduzioni) alla promozione di artisti ed eventi alla creazione di siti web, business cards e progetti curatoriali. Quindi D/railed Magazine funge anche da agenzia di pubbliche relazioni per professionisti del settore arte contemporanea e punto d'incontro fra artisti, scrittori e curatori dove al giudizio e alla competizione viene sostituito il confronto. 

 

Nel 2014 scopri l'America: ci descrivi le prime impressioni sul sistema arte oltre-oceano? 

"Ho certamente notato delle differenze relative al concetto di "meritocrazia" nel sistema dell'arte americano, dove chi si distingue per carisma e spirito imprenditoriale viene premiato a prescindere dall'estrazione sociale, mentre in Italia vigono ancora dinamiche di potere incentrate sulle differenze, lontani come siamo dalla politica inclusiva degli States."

La galleria: luogo in estinzione o evoluzione? Il valore dello spazio di rappresentanza. E quello delle fiere?

"La galleria è certamente un luogo in evoluzione negli Stati Uniti, dove proliferano anche le gallerie online. Per quanto riguarda invece lo "spazio di rappresentanza" inteso come spazio fisico direi che è in estinzione, almeno in America, dove gli artisti che hanno imparato a utilizzare i social media (in particolare Instagram) ormai si auto-rappresentano senza interagire fisicamente con galleristi e collezionisti e arrivano a vendere fino al 50 % delle proprie opere chattando coi propri followers." 

"Le fiere italiane sono e rimangono di un livello abbastanza alto (Artissima Torino, per esempio), dal retrogusto vagamente concettuale con incursioni visive a sfondo socio-politico, e si può dire altrettanto dell'America (con la differenza, diciamo, che gli organizzatori delle fiere americane puntano ad intrattenere i propri visitatori oltre che a vendere, quindi sono incentrati sul sensazionalismo e sulla spettacolarizzazione dell'arte.) Mentre a New York e Miami si respira un'aria di festa che riflette l'energia spumeggiante dei venditori americani che "fa venire voglia di comprare", in Italia si respirano sempre e comunque incenso e acqua santa (ovvero sembra di entrare in una chiesa), che poi è la stessa "distanza emotiva" che si avverte nelle gallerie italiane."

I curatori, in Italia e negli States. Chi/cosa conferisce loro maggiore prestigio? La galleria, il Museo, la Fondazione, l'artista con cui lavorano, il sistema politico del paese/regione in cui operano? 

"Il curatore in Italia è (fin troppo) spesso "figlio di" oppure, ad ogni modo, un personaggio socialmente inserito (in America detto "socialite") di estrazione alto-borghese con agganci nel mondo dell'arte, della politica, della moda, dell'aristocrazia (qualunque cosa voglia dire al giorno d'oggi) e, secondariamente, della stampa: il curatore di mostre commerciali deve, per ovvi motivi, avere i contatti necessari (soprattutto collezionisti) per poter attirare l'attenzione dei media e vendere le opere in esposizione (se foste dei collezionisti preferireste affidarvi a qualcuno di estrazione bassa o a qualcuno della vostra medesima estrazione?); i curatori di mostre museali (in Italia) sono tendenzialmente accademici (storici dell'arte et similia). In America chiunque abbia delle idee "off the hook" e il giusto network può curare una mostra sia commerciale che museale ovunque, perfino a New York: non è "superficialità" e vi posso garantire che gli americani non sono "cheesy"( dozzinali): se avete delle carte da giocare anche se "non siete nessuno" a prescindere dalle vostre origini loro vi diranno sempre "Alright, I'll give you a shot", anche se difficilmente vi daranno una seconda chance in caso di fallimento."

Che spazio ha la critica dell'arte all'epoca dei blogger, opinionist e social influencer?

"Certamente ormai la critica dell'arte non è più prerogativa esclusiva degli storici dell'arte, ma è diventata alla mercè di chiunque. L’ effetto di questa apertura del mondo dell'arte ad elementi esterni a sè stesso? Una lama a doppio taglio: la critica dell'arte si adatta al suo pubblico, perdendo forse in parte il suo valore intrinseco ma estendendosi alle problematiche sociali in maniera più capillare e facendosi portavoce (tramite blogger, opinionist e social influencer) del suo contrario. "

Come fare rete nel mondo del contemporaneo? Quali limiti, barriere, circoli, nicchie?

"Fare networking nel mondo dell'arte vuol dire frequentare mostre e conferenze e supportare sia psicologicamente che economicamente artisti, curatori e scrittori. Non ci sono limiti (tranne la mancanza di verve), ma è importante cercare di "fare rete" con persone con cui si sia effettivamente stabilito un certo feeling sul piano sia personale che professionale, senza doppi fini, col solo scopo di entrare a far parte di questa "famiglia allargata" che è il mondo dell'arte internazionale. A tale proposito "circoli e nicchie" mi fa pensare ai gironi dell'inferno dantesco: si finisce, infatti, inevitabilmente, col ragionare per categorie nel tentativo di etichettare e/o appartenere: la strategia più efficace rimane, tuttavia, l'abilità di muoversi fra "cose e persone" con naturalezza e apertura verso l'altro e il nuovo, sebbene la critica (non soltanto dell'arte, i cui ideali di perfezione ci portiamo dietro fin dai tempi degli Egizi e dell'Antica Grecia) sia e rimanga uno degli aspetti più  "duri a morire" dell' interazione "intra-socio-e(ste)tica" fra "esponenti dello stesso clan".

 

Continua »

Il Museo: Una Questione di Appartenenza

Esiste uno scrigno nel cuore di Sorrento, a due passi da piazza Tasso, ma al riparo dalle ondate turistiche: il Museo Correale.  Alfredo e Pompeo, Conti di Terranova, discendenti del più antico patriziato sorrentino del secolo scorso, vollero fare della loro casa  un museo privato, gestito da un'apposita Fondazione.
 
Nel verde di un aranceto  vista mare il Museo Correale di Terranova custodisce opere d'arte napoletana ed europea, dipinti, dal XV al XIX secolo con alcune tra le migliori nature morte sei-settecentesche ed una rara collezione di paesaggi della Scuola di Posillipo, reperti archeologici, mobili intarsiati secondo il tipico artigianato locale , porcellane di Capodimonte, lampadari e  vetri di Murano, oggetti appartenuti a famiglie aristocratiche, una raccolta di preziosi orologi francesi, tedeschi e svizzeri..e la lista sarebbe ancora lunga, a testimonianza della millenaria cultura di quest'angolo di Italia.
 
 
 
 
 
La realtà delle Fondazioni-Museo in Italia è ancora conosciuta a pochi. Eppure, bisognerebbe ricordare che il più delle volte la conservazione e sopravvivenza del patrimonio artistico passa per le collezioni private e per le Fondazioni Artistiche.  Il legame con le istituzioni pubbliche è fondamentale  e complementare .
Continua »

Welcome to Miami

E va bene, siete tutti a Miami.  Per la sua dorata art week, si intende.

Compie 15 anni  l'attesissima edizione americana di Art Basel , più che una post-adolescenza, una mecca per amanti dell'arte (e non solo). 
Oggi l'apertura ufficiale al pubblico, dopo esclusive private-view e svariate fiere satellite già in corso da inizio settimana: esposizioni, eventi  installazioni, performance, arti e party, via via moltiplicatisi negli anni, fuoriescono dagli spazi canonici per "colonizzare" parchi, spiagge, locali, alberghi e magazzini. 
Anche stavolta, numeri da capogiro. 269 gallerie oltre 4000 artisti, solo al Miami Beach Convention Center.
Tante le sezioni che compongono Art Basel – si va dall’“istituzionale” Galleries alle “contemporanee” Nova e Positions, senza dimenticare Edition , Public e Kabinett . Non mancano  le presenze italiane: Franco Noero, Alfonso Artiaco, Galleria Continua, Massimo De Carlo, Kaufmann repetto, Magazzino, Giò Marconi, Mazzoleni, Lia Rumma, Tornabuoni, Raffaella Cortese, Francesca Minini, Prometeogallery di Ida Pisani, Galleria d’Arte Maggiore G.A.M
Ha inaugurato ieri , In anticipo di un giorno sulla “main fair”, l’ormai glamour Design Miami , dedita alla promozione di oggetti ideati a partire dai primi del Novecento, oltre a una selezione di sedi specializzate nel design sette-ottocentesco.
Basel è da sempre catalizzatrice per una serie di eventi fieristici collaterali di tutto rispetto, probabilmente il più colossale assortimento di fiere  per una super mostra mercato di arte contemporanea.  Forse l'unico vero punto  di incontro per  il mercato europeo e newyorkese con quello latino-americano.
Senza allontanarsi dalla Collins Avenue, è d’obbligo una visita a NADA,  l’appuntamento con gallerie e artisti legati da un approccio sperimentale e ricercato, in linea con lo spirito dell’organizzazione non-profit New Art Dealers Alliance.
Continua »
Iscriviti ai Feed RSS di ArtRooms
Pagina 1 di 24
 
187.140606.110811_nemesi
 
187.140606.110811_nemesi
 
187.140606.110811_nemesi
 
 
 
187.140606.110811_nemesi
 
187.140606.110811_nemesi
 
187.140606.110811_nemesi
 
 

Inspiring for Sale by Categories

 
 
187.140606.110811_nemesi
 
 
187.140606.110811_nemesi
 
 
187.140606.110811_nemesi
 
 

About

Headquarter: Via Aldo Moro, 76
80049 Somma Vesuviana (NA), Italy
Office: via Carlo De Cesare, 64
80132 Napoli, Italy
 
"Startup Innovativa" 
Registro Speciale CCIAA
VAT IT  07675291210
 
contact @ artrooms.it

Newsletter

Payment Partner

Download our APP